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Carlo Magno

di Mercoledì, 23 Aprile 2014
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Carlo Magno: una presentazione

La storia comincia
La nostra storia comincia nel settembre 768, quando muore a Parigi, probabilmente d'idropisia, il re dei Franchi Pipino, detto il Breve. A raccogliere la successione, Pipino lasciava due figli chiamati entrambi Carlo, un nome che nella loro lingua esprimeva la mascolinità, la virilità; soltanto a uno dei due, per distinguerlo dall'altro, era stato aggiunto il suffisso -manno, che egualmente significa uomo, maschio. Carlo e Carlomanno dovevano spartirsi il regno paterno; non si usava ancora, a quel tempo, dare la precedenza al primogenito, e l'eredità si divideva in parti uguali tra i figli maschi, come si era sempre fatto. Questa volta, tuttavia, la spartizione fù di breve durata, perchè Carlomanno morì appena tre anni dopo, e oggi è soltanto una nota a pié di pagina nei libri di storia; mentre Carlo, che alla morte del fratello si affrettò a impadronirsi della sua parte di regno, era celebrato già prima della morte col nome di Carlo Magno, che in latino vuol dire il Grande.   

Popoli liberi... i Franchi
Che cosa significava, in quello scorcio dell'VIII secolo, essere re dei franchi ? E' necessario rispondere a questa domanda per collocare Carlo Magno al posto che gli spetta nella storia dell'Europa: infatti le sue imprese , pure furono grandissime, erano state preparate dalle vicende del suo popolo e dei suoi antenati. Fra le popolazioni germaniche che trecento anni prima avevano varcato il confine del Reno e s'erano insediate, più da padrone che da alleate, sul territorio dell'Impero Romano d'Occidente, i Franchi avevano occupato fin dal primo momento un posto di spicco. Eppure, a rigore, non erano neppure un popolo, ma una confederazione di tribù - Bructerii, Sicambri, Camavi - che parlavano lo stesso dialetto germanico e che col tempo s'erano sottomesse a un unico re, dandosi anche un nome collettivo, peraltro assai debole come fattore di identità; giacché Franchi significa semplicemente "liberi". Numerosi e aggressivi, questi barbari s'erano impadroniti della Gallia, che nell'Occidente impoverito dal tardo Impero era forse la provincia più prospera e popolosa; più della Spagna, certo più dell'Italia . E avevano subito mostrato di non volerla spartire con nessuno: i Visigoti, che s'erano stabiliti prima di loro nella parte meridionale del paese, cioè nell'attuale Provenza e Linguadoca, erano stati sconfitti e ricacciati oltre i Pirenei; i Burgundi, insediati nella valle del Rodano, avevano dovuto riconoscere la superiorità dei Franchi e sottomettersi al loro re; e solo a fatica i generali bizantini , prima, e i sovrani longobardi poi avevano impedito ai nuovi padroni della Gallia di dilagare anche oltre le Alpi, in Italia. Quanto ai romani, o meglio ai Gallo romani, di stirpe celtica o italica, ma ormai tutti di lingua latina, che popolavano le province galliche prima dell'invasione, a essi era stato consentito di restare; e non solo ai contadini e agli schiavi, ma anche a latifondisti di origine senatoria e al clero cattolico, purché riconoscessero la supremazia del re franco. I Franchi, del resto, da soli non avrebbero mai potuto popolare l'intera Gallia, sostituendosi ai molti milioni di Romani che l'abitavano. Questi guerrieri che colpivano contemporanei per la loro statura sovrumana e per i capelli biondi , s'erano insediati in gran numero, con le loro famiglie, soltanto nella parte settentrionale del paese, lungo il corso del Reno, della Mosa e della Mosella; lì, e soltanto lì, essi erano più numerosi dei Romani, e infatti proprio in quella zona passa ancora oggi il confine linguistico fra l'Europa latina e quella tedesca. Ma via via che si scendeva verso sud, lasciando la terra della birra, della carne e del burro per quella del vino, del grano e dell'olio, l'insediamento franco si faceva meno fitto, e più facile per la popolazione galloromana assorbire i conquistatori, imponendo i propri usi e il proprio dialetto, da cui sarebbe nato il francese odierno: intorno a Parigi, fin da allora uno dei soggiorni favoriti dei re franchi, il linguaggio romanzo soppiantava già quello teutonico. A sud della Loira, infine, di Franchi non se n'erano quasi visti, e le popolazioni galloromane di Provenza e d'Aquitania continuavano a vivere come in passato, pur obbedendo ai re barbari del Nord e pagando loro le tasse.  

Carlo Magno  re dei Franchi e dei Longobardi
Ancor oggi Carlo Magno (748-814) è noto al vasto pubblico come nessun altro sovrano medioevale. Il suo nome evoca l'immagine stessa della grandezza storica e alla sua figura è legata l'idea della rinascita culturale medioevale dopo i secoli "bui". Egli si configurò come il vero e solo paladino della cristianità, una posizione che ebbe piena consacrazione con l'incoronazione imperiale ad opera del papa Leone III in San Pietro nella notte di Natale dell'anno 800. Carlo Magno fu promotore e propagatore della fede, abile stratega politico e militare, appassionato promotore della cultura e del riordino legislativo, già dai suoi contemporanei fu riconosciuto degno capo della società occidentale, romano germanica e cristiana. Carlo Magno ridiede unità all'Europa con la disciplina e l'organizzazione di un potere centrale: una regola dalla quale non si sfugge ma che nessuno prima e dopo di lui riuscì mai ad applicare. Nessuno dopo di lui e ancora fino ai giorni nostri riuscì a ripetere il prodigio dell'unità territoriale dell'Europa.
Le cose che si potrebbero raccontare su Carlo Magno sono moltissime e di vasto raggio di interesse. Innanzitutto cominciamo ringraziando colui che scrisse, dopo la morte di Carlo Magno,  "Vita Karoli Magni" , il più importante  scritto che narra la vita di Carlo Magno, e cioè lo scrittore Einhard (Eginardo). La tradizione lo descriva come un "ometto" dalla grande versatilità e dal grande animo.  Grande latinista dell'epoca, si interessava anche di arte, ingegneria,  tecnica e partecipò alla costruzione della Cappella Palatina di Aquisgrana  (Aachen). Eginardo fu anche grande amico e intimo confidente del re Carlo Magno e della sua famiglia, fu così che dopo la morte del re decise di scrivere la  "Vita Karoli Magni" molto ben dettagliata e di grande chiarezza nel linguaggio del suo testo che oggi rappresenta  la fonte primaria di ricerca Carolinga. Ma torniamo a Carlo Magno e vediamo di scoprire gli aspetti più interessanti.

La Personalità del re...
Nel 19° secolo uno scienziato misurò le ossa di Carlo Magno e stabilì  che la sua altezza doveva essere compresa tra 1,86 e 1,92 m.. Una notevole grandezza per l'epoca , se poi aggiungiamo vestiti elmo o corona doveva essere una figura veramente maestosa. Particolari anche i suoi capelli, biondi in gioventù , platino nell'età matura e argento nella vecchiaia e così era anche la sua barba. Questi sono piccoli aspetti personali forse anche tipici dei Franchi sempre descritti come giovani biondi grandi con gli occhi chiari, ma è importante sapere anche che Carlo era un uomo generalmente di buon umore, dal carattere forte energico e sempre spontaneo e veloce nel parlare. Naturalmente il rovescio della medaglia disegna anche momenti di collera e di rabbia durante i quali girarle al largo era segno di prudenza ,  la storia lo cita anche come " Carlo di ferro",  forse per la corazza che a volte portava, o magari perché egli poteva mostrare un cuore di ferro!.  Carlo conosceva il suo carattere e cercava l'autodisciplina  nella religione cristiana. Carlo Magno disapprovava alcool e ubriachezza anche se durante i pasti gradiva un bicchiere di vino o di birra. Dopo pranzo riposava per qualche ora, la notte invece faticava a dormire e spesso si alzava parecchie volte . Tutto questo era custodito in un corpo dalla salute di ferro.

La leggendaria spedizione di Carlo Magno in Val Camonica e nel Trentino

A Carisolo, all'interno della chiesetta cimiteriale intitolata a Santo Stefano vi è un affresco attribuito con certezza alla famiglia dei frescanti Baschenis de Averara.  L'affresco è composto di due parti, nella prima è raffigurata la scena in cui è rappresentato Carlo Magno con 7 vescovi, molti prelati e soldati. Nel riquadro sottostante è dipinto un lungo cartiglio che narra la leggendaria spedizione di Carlo Magno in Val Canonica ed in Trentino.
Quest'affresco risulta essere l'unico del genere in Europa, e questo particolare costituisce di per sé una preziosità che merita di essere valorizzata e portata all'attenzione di un più vasto pubblico di locali e turisti sempre più attenti a stimoli culturali legati alla Val Rendeva.
Analizzando il racconto affrescato a Santo Stefano di Carisolo è possibile compiere un percorso storico-geografico che da Bergamo conduce alla Chiesetta cimiteriale di Santo Stefano in Val Rendena transitando attraverso molte località della Val Camonica, alcuni paesi della Val di Sole e luoghi dell'alta Val Rendena.
I precisi riferimenti nel testo affrescato ad alcune chiese della Val Camonica l'intitolazione di queste a Santi cui Carlo Magno era legato, accanto a più approfonditi studi recentemente effettuati, sono da considerarsi i tasselli di un grande puzzle che s'incastrano con troppa precisione per liquidare l'episodio narrato come il semplice frutto di un racconto epico, prodotto dalla fervida mente di un cantastorie.

Il Progetto Carlo Magno
La Pro Loco di Carisolo, il circolo culturale " il Faggio Val Rendena" con il patrocinio del comune di Carisolo sono promotori del "Progetto Carlo Magno" che allargando la collaborazione ad altri Comuni della Val Rendena (Giustino, Massimeno e Pelugo), della Val Camonica e della Val di Sole intendono valorizzare la "Leggendaria spedizione di Carlo Magno in Val Camonica e nel Trentino" secondo quanto è riportato dal testo del " privilegio di Santo Stefano di Carisolo", cercando un'attrattiva culturale che funga da volano per una qualificata e attenta valorizzazione storica, una promozione culturale e una valorizzazione turistica. Realizzeremo la produzione di un video, la drammatizzazione della leggenda , un sito internet, l'individuazione del percorso che da Bergamo porta a Carisolo, la sua tabellazione e la promozione con il maratoneta Marco Patton. Il lancio dell'intero progetto avverrà il prossimo anno nel Convegno a cui parteciperanno relatori italiani ed esteri . Coordinatore del progetto :Luciano Imperadori.

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